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L'UOMO
Il
cuore di Giuseppe Tatarella si ferma all'alba dell'8 febbraio del '99,
nell'ospedale torinese Molinette. E' un cuore forte e vivace, che aveva
cominciato a correre il 17 settembre del 1935 a Cerignola . Qui nasce
"Pinuccio", da Anna Melluso e Cesidio Tatarella, commerciante
di scarpe. Ha tre fratelli: Matteo, Nicola e Salvatore. Abita sul Corso
Vecchio, oggi San Leonardo. A scuola, eccelle soprattutto in Italiano
e nei continui scherzi ai compagni: è una vera bomba di vivacità.
Frequenta la parrocchia dell'Addolorata e imbastisce lunghi ragionamenti
col parroco Michele Leone.
A 10 anni, alla presenza dei genitori e dei parenti, prende la prima comunione
a San Giovanni Rotondo. Padre Pio da Pietra Elcina gli offre l'ostia e
lo benedice: "Mi raccomando, Pinù!". Da quel momento
queste tre parole s'inchiodano nel suo cuore per non abbandonarlo mai
più.
A Cerignola, che ha dato i Natali al comunista Giuseppe Di Vittorio ed
al fascista Giuseppe Caradonna, Pinuccio compie i primi passi della lunga
carriera politica. Le accese discussioni nella sede missina ed i volantinaggi
introdotti dall'altoparlante, interrompono la sinistra colonna sonora
politica di una città rossa per tradizione.
Dopo il liceo, frequenta Giurisprudenza a Bari, dove conosce la moglie,
Angiola Filipponio. Diventa avvocato, ma regala le sue arringhe soprattutto
ai giornali politici che cura insieme ad Ernesto De Marzio, al tempo colonna
del Movimento Sociale. Diventa segretario provinciale, consigliere comunale
di Bari, Trani, Cavallino, Canosa, Polignano e Noci e consigliere regionale
della Puglia.
Nel '76 Tatarella si avvicina ad Almirante, nel '79 è per la prima
volta deputato. Comincia la scalata ai massimi gradini della politica
italiana. Giunge ai vertici del Movimento sociale e lavora per una destra
moderna , che sta all'opposizione con la stessa concretezza che occorre
per governare bene. Morde alle caviglie il potere della prima Repubblica
ma sempre mantenendo il sorriso, la lealtà, la responsabilità,
l'amicizia. Nel 1987 è il principale tessitore di quella svolta
politica modernizzante che porta il giovane Fini alla segreteria del partito.
Fini parla di lui come "dell'uomo più intelligente che abbia
mai conosciuto".
Nel '93 inventa, insieme ad altri, Alleanza Nazionale, un contenitore
più arioso del ghettizzato Movimento Sociale. Qualcuno storce il
naso ipotizzando un grande flop elettorale. E invece AN sbanca le politiche
del '94 proprio mentre Berlusconi blocca la gioiosa macchina da guerra
messa in campo da Occhetto. Alla "volpe del Tavoliere" riesce
il capolavoro di condurre la destra, che poco prima era fuori dall'arco
costituzionale, addirittura al Governo. "Pinuccio" diventa Vice
Presidente del Consiglio. Il giorno in cui sostituisce al tavolo di Presidenza
Berlusconi, impegnato all'estero, diventa il primo uomo della destra italiana
, dal dopoguerra, a presiedere il Consiglio dei Ministri.
Da Ministro delle Poste e delle Telecomunicazioni , Tatarella avvia il
processo di liberalizzazione della telefonia mobile: nel mercato entrano
finalmente concorrenza e tariffe più convenienti. Inaugura inoltre
al Ministero una direzione generale per regolamentare il mercato delle
telecomunicazioni: l'Italia si avvicina finalmente agli standards europei.
A Palazzo Chigi "Pinuccio" , che lavora gomito a gomito con
Berlusconi, si distingue per le elaborate mediazioni che consentono di
superare i contrasti. Quando scoppia la contesa tra il Presidente della
Repubblica Scalfaro ed il Governo sul Consiglio d'amministrazione della
Rai, Tatarella mostra grande abilità nel ricucire: convince il
riluttante Scalfaro, fa modificare la norma contestata e , in poche ore,
trova l'accordo di maggioranza. Da quel momento, diventa "il ministro
dell'Armonia" e l'autorevole giornale parigino "Le Monde"
incornicia con un soprannome la sua intelligenza politica: "Tatarella,
le renard", "la volpe".
Prima ancora che naufraghi il matrimonio con la Lega, Tatarella comprende
la necessità di allargare i confini del Polo . "Oltre il polo"
intravvede una ariosa casa comune per la grande maggioranza degli Italiani
che non si riconoscono nella sinistra. In Puglia, dove lascia un'impronta
politica indelebile, l'operazione politica riesce alla perfezione: puntando
sull'amicizia, sulla lealtà, sul riconoscimento di una pari dignità,
sulla comune avversione per l'egemonia postcomunista, Tatarella riesce
a condurre nell'alveo del Polo una serie di soggetti politici interessanti
e tradizionalmente non a destra che contribuiscono ad una trionfante vittoria
sulle sinistre.
Il principale cavallo di Troia per costruire una cultura dell'alternativa
alla sinistra sono i giornali che Tatarella ispira. Da "Puglia d'Oggi"
al "Roma", passando per "Destra politica", "Repubblica
Presidenziale", "Puglia Tradizione", " Il Centrodestra",
"Millennio" e tanti altri, è tutto un fiorire di intuizioni
che devono portare la destra oltre i confini angusti in cui la si vorrebbe
ricacciare. Il pallino di "Pinuccio" è una moderna destra
di governo. E siccome si rende conto che è più facile costruirla
in un sistema bipolare, le riforme diventano uno dei suoi cavalli di battaglia.
Tatarella dà il suo nome alla legge per le elezioni regionali e
diventa il numero due della Bicamerale che dovrebbe portare alle riforme.
Quando anche la Bicamerale si impantana nello stagno delle tentazioni
da prima Repubblica, Tatarella continua a guardare politicamente "oltre",
spingendo a tavoletta l'accelleratore del cuore lungo un intricato filo
in cui ogni passione s'intreccia con l'altra. Continua a dirigere il gruppo
di AN come quei coriacei direttori di giornali che si vedono nei film
americani mentre tesse, anche attraverso il "Roma", una finissima
strategia di alleanze e progetti politici. Come originale assessore alla
Cultura di Bari, getta le basi di un rinascimento orgoglioso del Sud d'Italia
dentro un'antica e nuova armonia mediterranea.
I prestigiosi incarichi politici non lo allontaneranno mai da Bari, città
che ha molto amato, né dal tressette in cui esercita l'astuzia.
Anche ad agosto, nel buen retiro di Rosa Marina, dove possiede una villa,
è più il tempo che passa al cellulare che a frequentare
il mare. Segue i numerosi collaboratori come i figli che non ha avuto,
con passione ed attenzione. Da tutti, ma innanzitutto da sé, pretende
"il meglio", qualche volta rimettendoci il fegato. In attesa
di un trapianto di fegato, negli ultimi giorni, non si lamenta mai e nasconde
a tutti, dietro un sorriso o uno sguardo severo, la sofferenza e l'apprensione.
Durante il trapianto , l'8 febbraio dell'anno scorso, muore. Ma continua
a vivere attraverso le straordinarie testimonianze d'affetto di tutti
coloro a cui, senza mai suonare la tromba, aveva fatto del bene.
Domenico Crocco
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