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IL POLITICO

Pinuccio era sicuramente un innamorato della politica nel senso più pieno della parola, nel senso più bello. Una politica che non intendeva come gestione della cosa pubblica ma in modo forse un po' romantico e proprio per questo affascinante. La politica era il sale e il pane quotidiano della sua vita, insegnata a tanti tra di noi su questi banchi. Una politica che concepiva come confronto anche aspro, anche duro ma sempre come confronto di idee, come confronto civile.
Egli era un uomo di parte, ma non è mai stato un uomo di fazione. Considerava la faziosità un offesa intollerabile all'intelligenza e quando gli accadeva, come sempre deve accadere agli uomini di parte, di operare contrapposizioni e, a volte, di dar vita a discriminazioni, lo faceva soltanto in base al discrimine che esiste tra chi è capace di comprendere e chi, al contrario, non si pone il problema di capire nemmeno le ragioni altrui.
La frase che è diventata, patrimonio di tutti i presenti e di quelli che si trovano fuori di quest'aula: "Esistono avversari e non nemici", era per Pinuccio un insegnamento antico. Egli è stato tra i primi a credere nella necessità di un confronto anche aspro e duro, ma sempre, comunque, basato sul reciproco rispetto, sulla volontà di capire gli altri anche per avere qualche possibilità in più di farsi capire. Sicuramente per Giuseppe Tatarella la politica, intesa come grande passione civile, era il quotidiano tentativo di dare concretezza al suo impegno. Non si può ricordare Tatarella senza mettere in evidenza questa passione e la sua capacità di tradurre in realizzazioni i progetti e le idee. Certamente non credeva nei miti e nelle ideologie ma credeva nel confronto delle idee e tra i progetti cercava di incarnare quei progetti e di renderli in qualche modo vivi. La destra ha tratto certamente un beneficio da questa sua azione. Tutti coloro che siedono in questi banchi sanno che la volontà di dar vita ad una nuova stagione politica e ad una nuova destra capace di comprendere le ragioni altrui nel tentativo, forse riuscito, di farsi comprendere, ebbe in Pinuccio Tatarella qualcosa di più di un ispiratore: ebbe il quotidiano ed appassionato teorico e al tempo stesso tessitore, nel senso più vero della parola, di quel progetto che sembrava velleitario e che oggi, al contrario, è diventato una realtà. Spero che nessuno mi consideri esagerato se, accanto al tributo doverosocce la sua parte politica compie oggi nei confronti della sua memoria, da parte mia cerchi di mettere in evidenza il tributo che Tatarella diede non soltanto a noi, ma in generale, alle istituzioni politiche e democratiche. Ciò per una semplicissima ragione: egli credeva per davvero nella necessità di far uscire l'Italia alla fine del secolo da quella spirale di incomprensioni, di odii, di passioni che avevano trovato il momento più tragico nelle contrapposizioni frontali. Pinuccio Tatarella credeva in una democrazia compiuta che non discriminasse, in una democrazia governante, in una democrazia dell'alternanza fondata su un autentico bipolarismo. Proprio perché convinto di tali valori, ha cercato sempre di portare nel dibattito politico quella sua volontà di convinto riformatore che, almeno negli ultimi tempi, lo faceva gioire per il fatto di aver legato il suo nome ad una legge elettorale, e lo faceva immalinconire pensando al fallimento delle riforme- il Pinuccio Tatarella vicepresidente della Commissione parlamentare per le riforme costituzionali.
Non è certo questa la sede per ricordare il perché di quel fallimento, mentre mi sembra la sede giusta per confidare a tutti, non soltanto ai colleghi di partito, che lo sanno e a Silvio Berlusconi, che se l'è sentito dire mille volte, che, come diceva Pinuccio, il filo non si è rotto, si è soltanto ingarbugliato troppo e magari già si immaginava all'opera per tentare di sbrogliare la matassa. Sicuramente,senza di lui sarà difficile sbrogliare i fili di tale matassa, però credo che si debba provare e, per parte nostra, ci proveremo.
Accanto a questo aspetto, ve n'è un altro che io voglio ricordare in quest'aula. Mi riferisco al modo in cui Giuseppe Tatarella era orgogliosamente meridionale, al suo essere uomo del Sud, ma in un modo diverso rispetto allo stereotipo sbagliato del meridione. Tatarella detestava l'immagine di un meridione "piagnone", assistito, violento, chiuso in se stesso; anche nel suo impegno di consigliere comunale cercava di mettere in evidenza la potenzialità del Sud, la ricchezza del Sud, la sua enorme vitalità.
Chi ha avuto modo di assistere all'autentico tributo popolare che gli è stato riservato dalla sua città credo che abbia compreso la ragione del suo consenso. Esso non derivava da un'attitudine a gestire il potere ma, molto più semplicemente, incarnava l'umanità del Sud un modo tutto particolare di essere meridionale e pugliese, un modo che lo ha reso per molti aspetti indimenticabile anche a chi era dall'altra parte della barricata politica: il figlio di un umile ciabattino, diventato vicepresidente del Consiglio, che trascorre la sua prima giornata, giocando a carte in un bar della Bari vecchia, non soltanto con i tavolini che non erano stati legati, ma con quel suo modo irripetibile di essere uomo del sud, capace con l'intelligenza di farsi largo e in qualche modo, quindi, di riscattare con la sua azione tante generazioni alle quali, credo, tutti debbano guardare con la doverosa attenzione e il massimo rispetto. E' per questo che Pinuccio Tatarella mancherà non soltanto a noi, forse in generale alla politica italiana; sicuramente mancherà alla sua terra,che lo ha pianto senza alcuna divisione di parte.

Gianfranco Fini

 

Apro questo ricordo dell'onorevole Pinuccio Tatarella con la lettura del messaggio che il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi mi ha inviato in occasione del primo anniversario della scomparsa.
"Caro Presidente, gli impegni ufficiali in Emilia Romagna mi impediscono di aderire al suo cortese invito e di intervenire alla commemorazione dell'onorevole e avvocato Giuseppe Tatarella. Sarò comunque idealmente presente con un memore e fervido pensiero rivolto al ricordo di un protagonista politico che ispirò il suo intero, lungo impegno nelle istituzioni ai principi del dialogo , della correttezza e dell'altrui rispetto anche nei momenti di più accesa dialettica parlamentare. Le non comuni doti di competenza giuridica, di sensibilità umana, di equilibrio e di onestà intellettuale dell'onorevole Tatarella, Vicepresidente del Consiglio, Ministro e Presidente del Gruppo parlamentare di A.N. alla Camera dei Deputati, sono state unanimemente riconosciute ed apprezzate non solo dai suoi colleghi di partito e di gruppo ma anche dagli avversari politici che hanno trovato in lui un interlucotore sempre attento e disponibile al confronto. La sua figura resta testimonianza significativa di impegno civile, politico e parlamentare al servizio del paese. Le sarò pertanto grato, caro Presidente, se all'incontro della sala del Cenacolo vorrà farsi interprete di questi miei sentimenti. Con vive cordialità Carlo A. Ciampi".
Fin qui il messaggio del Capo dello Stato.
Voglio ricordare che proprio nelle ore in cui si concludeva, all'ospedale Molinette di Torino, la sua vicenda terrena, arrivava nelle edicole "Il Giornale" con l'ultima intervista rilasciata due giorni prima a Giancarlo Perna.
Quella intervista apparve come un vero e proprio testamento politico, quasi che lui, chissà per quale misteriosa premonizione, avesse avvertito quello che il destino gli riservava. Essa riassumeva infatti il suo credo politico e indicava il percorso futuro, era la testimonianza di una intuizione considerata il talento di cui era maggiormente dotato.
Questa qualità ne aveva fatto, come opportunamente ha osservato, sul "Roma", l'onorevole Bocchino, "l'uomo culturalmente e politicamente più maturo della destra italiana, non solo perché capì decenni prima di altri che il saluto romano non serviva più o per essere stato il primo uomo di destra a presiedere il Consiglio dei Ministri nel dopoguerra, nel Governo Berlusconi, quanto per la sua capacità di comprendere le ragioni degli altri ancor prima delle sue".
Nel rispondere all'intervistatore, Pinuccio aveva anticipato il futuro immaginando prospettive politiche per le quali noi di A.N. ci sentiamo impegnati a lavorare perché trovino conferma in una realtà politico-parlamentare bipolare.
Disse: "Voglio portare il Polo oltre il Polo… e si tratta di una politica che va fatta localmente, ogni regione ha problemi specifici che la gente chiede di risolvere". E ancora: "badate che il centro, nel centro sinistra, sarà guidato dalla sinistra". E poi: "Il Polo cresce se va al centro e il centro si impone se sta col Polo".
La Riforma dello Stato era in cima ai suoi pensieri. L'aveva prospettata, anticipando di almeno vent'anni il corso degli eventi, in una rivista da lui fondata che si chiamava "Repubblica presidenziale".
Quando Perna, nell'intervista che ho ricordato, gli fece rimarcare una certa durezza fascista, replicò: "Mai stato fascista, sempre stato nazionale, cattolico, democratico. Mi iscrissi al MSI perché era il partito più anticomunista. Non ci stavo per il fascismo, ma per l'anticomunismo. Dunque per eccesso di democraticità".
Pinuccio Tatarella - come notò Gianfranco Fini durante la commemorazione alla Camera - era un innamorato della politica nel senso più pieno della parola, nel senso più bello…La politica era il pane e il sale quotidiano della sua vita".
Una politica contraddistinta da un grande senso dello Stato. "In democrazia - osservava Pinuccio - bisogna avere due bussole. Se è in gioco l'interesse nazionale, anche gli opposti debbono dialogare. Se invece si facesse solo politica politicante, è buona regola ricordarsi che la parola serve a nascondere il pensiero".
A tratti aveva una certa rudezza, ma poi chi ha avuto l'opportunità o, meglio, come ho avuto io, il privilegio e la fortuna di lavorare accanto a Pinuccio, si è potuto rendere conto di quali fossero quelle sue doti politiche e umane che il Presidente Ciampi ha così bene sintetizzato e per le quali era apprezzato dai suoi amici di partito, dai concittadini e fra questi dai tanti giovani di cui amava circondarsi e ai quali insegnava quanto fosse difficile, ma anche esaltante, l'impegno svolto al servizio del Paese. Per loro, per i giovani, era un punto di riferimento sicuro.
Lavorando al suo fianco, ho capito che Tatarella è stato uomo di parte - come dice Fini - ma mai uomo di fazione; per lui esistevano avversari e non nemici, credeva in una democrazia compiuta che non discriminasse, in una democrazia governante, in una democrazia dell'alternanza fondata su un autentico bipolarismo.
La dote di un uomo politico è saper guardare al di là del confine del momento, spingersi oltre l'orizzonte, percepire il futuro e lavorare per realizzarlo secondo le proprie convinzioni e l'interesse generale della Nazione.
Questa era la qualità naturale che lo rendeva diverso da tutti anche perché sapeva servirsi dell'ironia che sprizzava dai suoi occhi penetranti.
Ci ha lasciato, in eredità, l'indicazione a seguire la via del rinnovamento della politica, in un quadro in cui libertà e rafforzamento del sistema democratico rimangono valori da difendere ad ogni costo.
L'umanità di Pinuccio consisteva nell'essere vicino alla gente, nel coglierne e interpretarne i bisogni. Per questo era popolare nella sua Puglia di cui forse sognava - perché egli era un federalista concreto - di diventarne un giorno il Presidente.
Era popolare non perché era "potente" ma perché era uno come gli altri.
Pinuccio era consapevole delle proprie condizioni di salute. Avrebbe dovuto subire un trapianto di fegato. Scelse il centro medico più qualificato ma non chiese mai favori. Si mise in lista d'attesa, fece la fila come un cittadino qualsiasi. Anche in questo dimostrò grande rispetto per i diritti degli altri, un modello di vita da lui sempre praticato.
Pochissimi, solo i più intimi, sapevano della sua religiosità che si manifestava nella devozione a Padre Pio e della sua generosità però mai esibita. A Bari, il giorno dei funerali, si radunò una folla sterminata, a testimonianza del fatto che in tanti avevano capito. Fra la folla erano molti quelli ai quali in un modo o nell'altro aveva potuto dare una mano perché stava con loro nelle strade, nei caffè, nelle botteghe.
I giornali intitolarono, all'indomani della morte, "Amici e avversari uniti nel ricordo di Tatarella", "Il moderato della destra che guardava oltre il Polo", "L'armonia resta senza ministro", "Era un regista insostituibile". E questo dice di quanta considerazione fosse circondato.
Ecco il mio breve ritratto, completato con gli elementi ricordati prima, di quello che io definisco certamente "un politico di razza".
Quando, alle 9.30 di quel lunedì 8 febbraio di due anni fa, ci arrivò la notizia della morte improvvisa di Pinuccio, ci sembrò impossibile che se ne fosse andato così, proprio nel momento in cui noi, i suoi amici, ma direi l'intero mondo politico (io, venuto da un percorso politico diverso e con diverso temperamento, ma con lui convergente nel modo di pensare la politica di oggi), avevamo ancora tanto bisogno di lui, della sua opera intelligente e del dono straordinario di intuire il futuro che lo collocava su un piano particolare e più elevato; anche per questo i suoi giudizi acquistavano un significato e un valore di cui non si poteva non tenere conto.
La politica è passione: abbiamo intitolato così il ricordo che a un anno dalla morte gli dedica il Gruppo Parlamentare che egli ha guidato e che io ho l'onore di presiedere.
Credo che di questa passione forte, espressa insieme con il dialogo (quando è possibile) e con la contrapposizione (quando è necessaria e doverosa), necessiti la nostra politica per rendere l'Italia civile ed europea.

Gustavo Selva